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I disturbi gastrointestinali nel cane

Il cane, così come l’uomo, può essere affetto da problemi gastrointestinali fin dalla nascita. Sappiamo bene come sia importante che il cucciolo riceva un allattamento materno e un corretto svezzamento da parte dell’allevatore. Ancor prima di questo, ovviamente, c’è la cura dei riproduttori e in particolare della fattrice. In età pediatrica, il cucciolo può essere colpito da parassitosi da parte di nematodi (per es. Ascaridi), cestodi (per es. Tenia) e protozoi (per es. Coccidi e Giardia), per cui è molto importante che le feci del piccolo e degli adulti che sono vicino a lui vengano controllate, evitando profilassi alla cieca che possono essere inutili ed indurre resistenze ai farmaci.

I cuccioli possono purtroppo essere colpiti anche da virus molto gravi, come la parvovirosi, il cimurro e l’epatite infettiva, malattie che causano sintomi gastrointestinali spesso letali. È importante che ricevano dalla madre una certa “protezione” attraverso l’allattamento e successivamente una giusta profilassi vaccinale. Durante la crescita, l’adolescenza e l’età adulta il cane può manifestare sintomi quali vomito e diarrea dovuti a diverse cause: per esempio sono sempre più frequenti le cosiddette “enteropatie responsive alla dieta”, problematiche che insorgono quando il cane è particolarmente sensibile a qualche ingrediente del pet food con cui si sta alimentando. Anche alimentando il cane con mangime commerciale di alto livello, se un soggetto sviluppa una sensibilità verso quel tipo di croccantino (o premio) o umido, saremo costretti a cambiare l’alimentazione.

Nel mio lavoro, visito soprattutto cani (e gatti) con disturbi gastrointestinali cronici. Vi sono infatti alcuni cani che iniziano ad avere feci molli, diarrea o vomito fin dalla giovane età. Magari i segnali vengono trascurati, o non riescono ad essere risolti completamente, e a quel punto diventano cronici. Esistono sicuramente alcune razza maggiormente colpite e il pastore Tedesco è fra queste. Questi sintomi sono spesso causati dalla “IBD” o malattia infiammatoria intestinale. Questa patologia è multifattoriale sia nell’uomo che nel cane: concorrono fattori genetici, ambientali, dietetici e alterazioni della flora microbica intestinale. La malattia può partire da lieve e rivelarsi nel tempo molto severa. È importante diagnosticarla per curarla tempestivamente.

La diagnosi passa attraverso la visita, gli esami di laboratorio (esami del sangue di base e ormonali) e strumentali (ecografia ed endoscopia). L’endoscopia in particolare consente di “vedere” direttamente lo stomaco e l’intestino, ma soprattutto per acquisire dei frammenti di tessuto, attraverso piccole biopsie, che verranno analizzati dal patologo. L’iter può sembrare impegnativo, ma è solo con un corretto inquadramento che lo specialista può impostare una terapia idonea ed efficace. Sono tutti tasselli di un puzzle, se manca un pezzetto, la visione non sarà completa.

Una volta diagnosticata l’IBD, il medico discuterà la terapia più idonea con il proprietario. Ogni cane è diverso, ogni proprietario è diverso, e le terapie da utilizzare sono molteplici. Non da ultimo è importante la piena collaborazione del proprietario, che deve fidarsi e farsi aiutare dal medico nella gestione della terapia del proprio cane. In questo modo si otterranno il massimo dei risultati in termini di benessere del paziente nella gestione di una malattia che è cronica, e come tale deve essere trattata. Le terapie per l’IBD sono multimodali: è prevista una gestione dietetica e farmacologica. Nell’ultimo anno abbiamo inserito tra le terapie adiuvanti anche il trapianto fecale da donatori controllati. La metodica, totalmente non invasiva e priva di effetti collaterali, aiuta molto nel controllo della disbiosi (alterazione della flora batterica) associata alla malattia, con miglioramenti sostanziali della situazione clinica.

Dott.ssa Rossella Terragni


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La salute del cane come priorità dell’allevamento

La tutela e il perseguimento del suo costante miglioramento sono tra gli obiettivi cardine di ogni società specializzata, occorre però che diventino oggetto di studio e approfondimento non solo dei professionisti del settore, ma di tutti i proprietari di cani.

Molte lacune e false credenze popolano ancora il mondo relativo alla salute e alle buone pratiche veterinarie, continuando ad alimentare ahinoi incomprensioni tra gli attori del mondo cinofilo: allevatori, veterinari e proprietari che, stretti da due fuochi, sono spesse volte indecisi sul cosa fare con il proprio cane.
E se è vero che la conoscenza rende liberi, per essere dei buoni cinofili bisogna allora conoscere, continuare a studiare per agire con coscienza e per il bene dei nostri amati animali.

Da qui nasce la rubrica dedicata all’approfondimento dei maggiori temi in materia di salute, grazie al contributo di noti specialisti veterinari, alla portata di tutti.

La Redazione

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Cos’è l’obedience e chi può praticarla

Sono Anaela Tuzzi preparatrice e conduttrice di cani da utilità e difesa dal 1970 e giudice dal 1998. Ho seguito le orme di mio padre Renato, anche lui conduttore e giudice di prove di utilità e difesa. Ho cresciuto e preparato per le prove ufficiali 13 cani. Nelle prove di utilità e difesa mi ha sempre affascinato la fase dell’obbedienza e, proprio da questa passione, è nata la curiosità per la disciplina dell’obedience. Ho iniziato a praticarla nel 2001 con Jorge, un pastore tedesco che già gareggiava in IPO3. Dopo aver seguito corsi, stage dedicati e gare, sono riuscita a portare Jorge in classe due e in breve tempo ho anche superato l’esame per diventare giudice per l’obedience. Da allora mi sono impegnata a seguire da vicino lo sviluppo della disciplina con lo scopo di far conoscere e far praticare l’obedience ai proprietari di cani da pastore tedesco. I miei cani da competizione in Obedience sono stati Jorge, Aragorn e, in questo periodo, il giovane Ikar. Sono tutti pastori tedeschi perché si tratta della razza da me più amata.  Attualmente, oltre a preparare, condurre e giudicare, sono stata nominata dall’Enci selezionatrice della squadra nazionale italiana che, in giugno, parteciperà ai mondiali FCI in Spagna. Da anni mi sto impegnando anche con la SAS per formare un gruppo di appassionati disposti a preparare e condurre in competizioni di obedience i propri pastori tedeschi. Il mio sogno è quello di poter vedere un pastore tedesco nella squadra italiana di un prossimo campionato del mondo FCI.

COS’È L’OBEDIENCE
L’Obedience è una disciplina nata per valutare e potenziare le doti del cane con riferimento alle capacità sia di recepire l’addestramento sia di inserirsi nella vita sociale. Tra le diverse qualità del cane, esalta in particolare la docilità, intesa come desiderio di collaborare col conduttore.
L’Obedience ha, infatti, come fine quello di insegnare al cane un comportamento controllato e collaborativo attraverso una buona armonia cane-conduttore. L’esecuzione di una serie di esercizi molto rigorosi serve a sviluppare un’intesa tale da rendere il cane controllato e controllabile anche quando si trova distante dal conduttore.
Nell’Obedience concentrazione, precisione e prontezza del cane nello svolgimento di un esercizio sono valutate molto positivamente, mentre una reazione di sottomissione da parte del cane o un’esitazione del conduttore sono penalizzate. Per eccellere, un buon conduttore deve ottenere con l’addestramento una performance precisa, perfetta e dinamica, tenendo sempre alta la motivazione del proprio cane.
L’Obedience richiede tanta testa e poche braccia. La “testa” serve a capire profondamente il proprio cane e riuscire a costruire insieme un risultato altamente preciso, veloce e affidabile. Tutto questo è possibile solo se si lavora rispettando il cane: la qualità di lavoro è niente senza la qualità del rapporto.
 
CHI PUO’ PRATICARLA
L’Obedience è davvero uno sport per tutti: per potervi allenare non c’è bisogno di un grande campo, di attrezzature costose o della collaborazione di altre persone.
L’Obedience è una delle attività cinofilo-sportive meno costose in assoluto; per praticarla servono quattro coni, quattro coppette, tre riporti in legno e un ostacolo per il salto.
Volendo estremizzare, si potrebbe dire che non serve nemmeno un campo di allenamento: possono bastare i giardinetti urbani, un parcheggio, un campo aperto in campagna.
I cani di qualsiasi taglia e razza possono partecipare, compresi quelli senza pedigree. L’unico vincolo è che il cane deve aver superato i 12 mesi di età e ai conduttori non è richiesta nessuna particolare abilità fisica.
 
Anaela Tuzzi



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