Cinofilia: tra sport e sociale

Gli sport cinofili sono una serie di attività fisiche e mentali che coinvolgono il cane e il suo detentore, con l’obiettivo di rafforzare e intensificare la relazione, il rispetto e il feeling tra i due, oltre che mantenere il cane in forma e in salute, prevenendo problemi comportamentali dovuti alla noia e all’inattività.
L’unione armonica di cane e conduttore negli sport e nelle attività cinofile si definisce binomio.
In queste discipline sono previsti regolamenti, gare, classifiche e premiazioni.
 
L’elenco degli sport cinofili esistenti è davvero lunghissimo: dall’Agility alla Dog dance, dallo Sheepdog al K9 cross training, dall’IGP all’obedience, e molti altri ancora.
In questa rubrica, con il prezioso contributo di preparatori, addestratori e giudici approfondiremo le discipline di alcuni di questi sport, cercando di far emergere e conoscere le incredibili capacità, la duttilità e le molteplici potenzialità d’impiego del nostro amato cane da Pastore tedesco.
 
Proprio in virtù di queste sue infinite risorse, il Pastore tedesco da sempre è una delle razze più amate e utilizzate dall’uomo, non solo in attività sportive ma anche e soprattutto in ambito sociale: dalla televisione al cinema, dalle forze dell’ordine all’assistenza ai disabili, fino alle attività di ricerca e soccorso.
 
Un cane ideale per la vita in famiglia, un cane eroe quando ne abbiamo più bisogno.
 
La Redazione

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L’obedience come disciplina introspettiva: le sue caratteristiche

La difficoltà principale dell’Obedience è legata al fatto che non lavora direttamente su quegli “istinti naturali” del cane (come corsa, salto, morso, fiuto, predazione) che, nel corso dei millenni, hanno costituito le attitudini più utili per gli esseri umani (difesa, ricerca, caccia) e più ricercate nella selezione.

L’Obedience non è considerata una disciplina “automotivante” proprio perché non produce una soddisfazione diretta per il cane.

Nell’Obedience ci sono solo un cane, un conduttore e il loro rapporto di fronte alla domanda di esercizi che, all’apparenza, sono ripetitivi, inutili e poco spettacolari. La disciplina, se vista distrattamente dai non addetti ai lavori, appare noiosa e i cani sembrano non fare nulla di divertente. Se, invece, uno spettatore osserva con attenzione ed è in grado di cogliere i particolari, l’esecuzione di un esercizio riempie il cuore.

In un esercizio di Obedience sono i gesti e la voce del conduttore, i movimenti e lo sguardo del cane e, soprattutto, la speciale armonia che li lega a rendere l’esecuzione interessante. L’atteggiamento del cane rende evidente che il lavoro viene eseguito con grinta ed entusiasmo, non con noia o indolenza.

Il cane desidera lavorare con il proprio conduttore perché il lavoro rappresenta prima di tutto un gioco e un momento di intenso scambio.

Per chi pratica l’Obedience è una grande soddisfazione vedere il proprio cane che, senza essere stato costretto con la forza, ascolta, capisce ed esegue correttamente quello che è stato richiesto. E la soddisfazione è ancora più grande se il cane mostra velocità, allegria e desiderio di fare.

Personalmente credo che l’Obedience dia al conduttore una opportunità unica di guardarsi dentro, cioè di capire profondamente se stesso e, allo stesso tempo, di scoprire il proprio cane e la qualità del rapporto instaurato. Dietro a esercizi che sembrano frutto solo di tecnica, cioè di strategie adottate per anni allo scopo di rendere perfetta l’esecuzione in ogni piccolo particolare, ci sono soprattutto due cuori e due anime messe a nudo.

L’esperienza nelle competizioni di Obedience insegna che, anche il binomio tecnicamente più preparato durante una gara può mostrare lacune nel rapporto e nella gestione efficace sia degli esercizi sia delle eventuali fonti di stress.

La strada da percorrere per eccellere in questa disciplina richiede molta tecnica ma anche tanto cuore. L’Obedience rende necessario scovare dentro le pieghe del binomio cane-conduttore ogni interpretazione sbagliata dei segnali e ogni pressione esercitata nel modo sbagliato. Inoltre, per un conduttore ogni cane rappresenta una storia a sé stante perché ogni binomio deve trovare la propria chiave per funzionare alla perfezione e la parte difficile è proprio trovare questa chiave e gestirla correttamente.

Ma se si vuole verificare veramente in profondità il rapporto tra cane e conduttore, allora l’Obedience è la disciplina perfetta. Nell’Obedience vengono valorizzati il rigore e la “pulizia” degli esercizi ma anche l’armonia del binomio.Per questo, fin dalle primissime fasi dell’allenamento, non è possibile lavorare attraverso la coercizione. Un cane deve dimostrare una mente libera e aperta, che non è compatibile con un rapporto basato sulla sottomissione al volere del proprio conduttore.

Anaela Tuzzi



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TECNICA E GENETICA: un connubio sufficiente per alte prestazioni agonistiche?

Sono Mimmo Carnicella, dal 2001 sono un Giudice di Utilità e Difesa ENCI, un Giudice Formatore e un Giudice Selezionatore per le razze da Rottweiler e Pastore Tedesco. Nel 1997 ho ricevuto per la prima volta l’incarico di Professore presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo come docente del corso in “Psicologia canina”.

Certamente gli appassionati cinofili e in particolare i conduttori si saranno posti, come me, la domanda che apre questo articolo. Assistendo e partecipando a gare di elevato livello agonistico, ho potuto osservare che alcuni soggetti dimostrano di possedere tempi di reazione ottimali rispetto ad  altri, pertanto il Giudice necessariamente differenzierà la sua valutazione tenendo conto della volontà e della precisione nell’esecuzione di un esercizio, ma anche dalla velocità di reazione ed esecuzione del comando ricevuto.

Apparentemente tutti gli elementi portano a supporre che questa capacità sia dovuta alla tecnica utilizzata, alla bravura del preparatore nell’utilizzarla, alla razza intesa come forma costituzionale e a certe linee di sangue all’interno delle razze geneticamente meglio dotate.

Tutto ciò è sicuramente vero e imprescindibile, ma in questi anni ho approfondito e cercato di analizzare il problema con maggiore attenzione, sperimentando certe idee direttamente sul campo con soggetti in preparazione e appartenenti a diverse razze da utilità e difesa.

Assunto che:

  1. per velocità di reazione si intende il tempo che intercorre tra il comando e l’esecuzione del comando stesso
  2. che tale velocità, chiamata riflesso, è una naturale reazione dell’organismo a una stimolazione del sistema nervoso
  3. che i sensi come l’udito e la vista, recepiscono il comando sonoro o il segnale visivo trasmettendolo sottoforma di impulso nervoso al midollo spinale e da qui al cervello che lo interpreta e lo inoltra alla periferia interessata assieme al relativo messaggio reattivo
  4. che non esistono cani con fibre nervose capaci di condurre gli impulsi a velocità maggiore rispetto ad altri

Mi sono chiesto se altri fattori possano entrare in gioco e quali sono, oltre i classici meccanismi deputati all’apprendimento, e man mano mi sono convinto che i tempi di reazione possono essere velocizzati anche da:

  • CONCENTRAZIONE

Il cane che ben conosce lo schema di apprendimento stimolo – risposta – rinforzo migliorerà sicuramente la concentrazione nell’attesa del comando; infatti più velocemente eseguirà la risposta tanto più velocemente sarà gratificato dal rinforzo. (ovviamente il cane deve trovarsi nella condizione di forte motivazione sullo stimolo utilizzato ma deve anche sapere che a una mancata risposta non ci sarà alcun rinforzo).

Questo comportamento, ripetuto correttamente, porterà il cane ad assentarsi dalla realtà e ad essere teso per dare quell’unica risposta.

  • CARICA EMOTIVA

Il conduttore che insegna al suo cane a sviluppare una giusta e ben calibrata carica emotiva sullo stimolo avrà attivato, come dimostrato scientificamente, sia le ghiandole surrenali a produrre Cortisolo e Adrenalina (ormoni che supportano l’organismo alla reazione), sia l’aumento del ritmo respiratorio e del battito cardiaco; pertanto, i muscoli maggiormente irrorati dall’ossigeno contenuto nel sangue daranno una risposta più pronta.

Particolare attenzione và posta, nel non superare il limite di sopportazione contestuale della carica emotiva, altrimenti si instaura nel cane uno stato ansioso non auspicabile per un corretto apprendimento.

  • ALLENAMENTO

Anche un costante allenamento fisico e una adeguata alimentazione risultano opportuni e necessari per mantenere efficienti le masse muscolari e l’apparato  locomotorio. Se l’ordine a reagire arriva ad un muscolo atono o a una articolazione poco elastica, l’esecuzione sarà sicuramente lenta.

  • AUTOMATISMI

Il cane allenato acquisisce uno schema mentale predisposto a rispondere quasi istintivamente a quel comando. Quest’allenamento porta a un minore coinvolgimento della sua coscienza, pertanto come risultato si ha una ulteriore riduzione del tempo di reazione. Intendo dire che l’automatismo è un meccanismo neurologico paragonabile ad una scorciatoia infatti, quando l’impulso arriva al midollo spinale, quest’ultimo impartisce il comando di reagire alla parte interessata e contemporaneamente invia al cervello copia del comando stesso: quando questo arriva la reazione è praticamente avvenuta.

Val la pena di tenere a mente che l’automatismo se non sufficientemente motivato porta alla riduzione del piacere al lavoro.

  • CAPACITA’ DI PREVISIONE

Per reagire velocemente, un cane deve imparare a codificare e riunire in pochi millesimi di secondo tutte le informazioni che precedono il comando, quasi anticipandolo.

Un soggetto con esperienze agonistiche, sa bene che comando arriverà dopo essere partito dal paletto, sa cosa dovrà fare dopo aver ricevuto il comando, sa anche che quel comando sarà preceduto da segnali preparatori, l’unica incertezza riguarda il momento in cui verrà dato, ed è proprio su questo che lui concentrerà tutta la sua attenzione. Anche il conduttore contribuirà alla velocità di reazione migliorando la qualità dell’informazione non già la quantità.

Forse in alcuni cani esiste una predisposizione o capacità innata di coordinare le informazioni e dare risposte più rapide… Ma se è vero non è dimostrabile!

Certo è invece, che la conoscenza di questi aspetti da parte dei conduttori può decisamente ottimizzare la performance del nostro “amico”.

Mimmo Carnicella

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Il cane da soccorso

Sono Roberto Palmieri e in questa rubrica vi racconterò delle attività di soccorso cinofilo, in ambito sportivo e operativo, approfondendo le peculiarità dei due settori e delle differenze che li caratterizzano. Ci occuperemo delle diverse problematiche che il cane da soccorso affronta nello svolgere l’attività di ricerca nei diversi ambiti e scenari, le razze che meglio si prestano a questo tipo di attività, approfondendo le differenze tra il settore “sportivo del soccorso” e il settore “operativo” in ambito di Protezione Civile.

La mia esperienza cinofila è nata e si è arricchita nel corso degli anni grazie alla partecipazione e alla frequentazione di competizioni nel settore dell’Utilità e Difesa, disciplina quest’ultima conosciuta oggi con l’acronimo I.G.P. (Regolamento internazionale per l’esame dei cani da lavoro).

Disciplina difficile da praticare a causa dell’enorme sacrificio sportivo richiesto ai partecipanti sia in termini di preparazione sia di lavoro. Considero la pratica dell’IGP una vera e propria scuola d’insegnamento e consiglierei a tutti di avvicinarsi a questa disciplina, indipendentemente dall’attività che si vuole praticare. La professionalità, l’abnegazione e la preparazione dei praticanti di questo settore, dovrebbe essere prese ad esempio per tutti quelli che si avvicinano al mondo degli sport cinofili.

Nel corso degli anni poi mi sono avvicinato al mondo dei cani da soccorso, inizialmente nell’ambito del volontariato di Protezione Civile e poi per conto del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco come operatore cinofilo.

Grazie a questo lavoro, ho potuto maturare nel tempo, competenze specifiche soprattutto nell’ambito del soccorso tecnico urgente in situazioni di calamità di diverso genere, partecipando al sisma dell’Aquila, Amatrice, al terremoto di San Giuliano di Puglia, fino ad arrivare come soccorritore cinofilo al crollo del ponte Morandi. Oltre a scenari incidentali di questo genere e cioè quel tipo d’interventi definiti di “ricerca in macerie”, il mio lavoro mi porta costantemente a intervenire in tutte quelle richieste d’intervento cosiddette S.A.R. (Ricerca e Soccorso), e di conseguenza anche in quelle situazioni catalogate di “ricerca a persona in superficie”.

È evidente che il lavoro di ricerca con l’ausilio del cane è caratterizzato e condizionato dalle capacità caratteriali e olfattive del cane, ma a queste si aggiunge anche la preparazione del conduttore nella gestione della componente animale e nel corretto addestramento e allenamento di quest’ultimo.

Roberto Palmieri

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Adozione VS Acquisto: gli allevatori rispondono

Da diversi anni il mondo della televisione, prima, e il mondo del web, poi, sta sostenendo una fortissima campagna pro adozione e contro l’acquisto di cani in allevamento. Per noi in quanto società di razza specializzata, ma soprattutto per noi in quanto amanti degli animali e del loro benessere, è arrivato il momento di rispondere a queste domande rilevanti e fare chiarezza sul tema, speriamo una volta per tutte.

Domanda nr 1: chi è e cosa fa un allevatore?

Un allevatore serio è colui che si prodiga per rendere la sua razza del cuore sempre più diffusa ed amata: per questo si sforza di produrre cuccioli belli, sani e di buon carattere, ovvero quel tipo di cane che non viene praticamente MAI abbandonato.

Ovviamente i cani belli, sani e di buon carattere non nascano dalle uova di Pasqua. Sono il frutto di un lavoro duro, costosissimo ma appassionante che si chiama “selezione” e che consiste:

  1. nel passare le notti a studiare gli accoppiamenti migliori, ad imparare la genetica canina, a viaggiare spesso per centinaia o migliaia di chilometri per trovare lo stallone giusto per la femmina giusta;
  2. nel sottoporre i riproduttori a tutti i possibili test sanitari, altrettanto costosi, che servono ad identificare la presenza di eventuali malattie genetiche;
  3. nel far valutare i propri soggetti da giudici esperti (nel campo della bellezza e in quello del lavoro, per le razze selezionate a questo scopo), per capire se davvero ci si sta avvicinando al traguardo cinotecnico che tutti sognano, ovvero il cane “assolutamente” bello, bravo e sano.

Non si tratta, come sostengono purtroppo alcune frange di attivisti, di voler selezionare la “razza pura” come Hitler voleva fare con la razza ariana. Intanto perché, prima di tutto, per ottenere il suo scopo lui ha fatto fuori qualche milione di ebrei. Un allevatore serio non fa fuori proprio nessuno, ma fa tutte le indagini e gli esami del caso per prevenire la nascita di cuccioli malati che potrebbero vivere una vita infelice. Se succede lo stesso (e purtroppo succede perché la genetica non è una scienza esatta), l’allevatore serio regala il cucciolo che mostra un piccolo problema, mentre si tiene e si prende cura personalmente (spendendoci ovviamente dei soldi) di quelli che i problemi li hanno più gravi.

Se questi allevatori sono nazisti, allora sono nazisti anche tutti i medici che si impegnano da decenni per debellare tutte le patologie genetiche umane che portano a vite difficili, bloccate su sedie a rotelle, impossibilitate a relazionarsi con gli altri e così via.

Dovremmo essere tutti d’accordo sul fatto che cercare di prevenire malformazioni, dolore, vite “da cani” nel vero senso della parola non soltanto sia un’opera buona, ma che dovrebbe essere un preciso DOVERE di chi alleva (sia cani che umani). Questo è quanto fa un allevatore serio, che aderisce e accetta formalmente un codice etico.

Esistono anche i cagnari? Sì certo, come esistono i furfanti e gli improvvisati in qualunque altro settore o professione. Esiste gente che fa finta di allevare e invece importa i cani dall’Est per poi rivenderli (quelli che arrivano vivi), che copre le femmine ad ogni calore, che stipa i cani in batteria uno sull’altro, che non fa alcun iter vaccinale o test genetico, che addirittura alleva tutte le razze o quasi.

Ma questi non sono allevatori, sono appunto cagnari. Ed è fondamentale saperli riconoscere.

La Redazione

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I disturbi gastrointestinali nel cane

Il cane, così come l’uomo, può essere affetto da problemi gastrointestinali fin dalla nascita. Sappiamo bene come sia importante che il cucciolo riceva un allattamento materno e un corretto svezzamento da parte dell’allevatore. Ancor prima di questo, ovviamente, c’è la cura dei riproduttori e in particolare della fattrice. In età pediatrica, il cucciolo può essere colpito da parassitosi da parte di nematodi (per es. Ascaridi), cestodi (per es. Tenia) e protozoi (per es. Coccidi e Giardia), per cui è molto importante che le feci del piccolo e degli adulti che sono vicino a lui vengano controllate, evitando profilassi alla cieca che possono essere inutili ed indurre resistenze ai farmaci.

I cuccioli possono purtroppo essere colpiti anche da virus molto gravi, come la parvovirosi, il cimurro e l’epatite infettiva, malattie che causano sintomi gastrointestinali spesso letali. È importante che ricevano dalla madre una certa “protezione” attraverso l’allattamento e successivamente una giusta profilassi vaccinale. Durante la crescita, l’adolescenza e l’età adulta il cane può manifestare sintomi quali vomito e diarrea dovuti a diverse cause: per esempio sono sempre più frequenti le cosiddette “enteropatie responsive alla dieta”, problematiche che insorgono quando il cane è particolarmente sensibile a qualche ingrediente del pet food con cui si sta alimentando. Anche alimentando il cane con mangime commerciale di alto livello, se un soggetto sviluppa una sensibilità verso quel tipo di croccantino (o premio) o umido, saremo costretti a cambiare l’alimentazione.

Nel mio lavoro, visito soprattutto cani (e gatti) con disturbi gastrointestinali cronici. Vi sono infatti alcuni cani che iniziano ad avere feci molli, diarrea o vomito fin dalla giovane età. Magari i segnali vengono trascurati, o non riescono ad essere risolti completamente, e a quel punto diventano cronici. Esistono sicuramente alcune razza maggiormente colpite e il pastore Tedesco è fra queste. Questi sintomi sono spesso causati dalla “IBD” o malattia infiammatoria intestinale. Questa patologia è multifattoriale sia nell’uomo che nel cane: concorrono fattori genetici, ambientali, dietetici e alterazioni della flora microbica intestinale. La malattia può partire da lieve e rivelarsi nel tempo molto severa. È importante diagnosticarla per curarla tempestivamente.

La diagnosi passa attraverso la visita, gli esami di laboratorio (esami del sangue di base e ormonali) e strumentali (ecografia ed endoscopia). L’endoscopia in particolare consente di “vedere” direttamente lo stomaco e l’intestino, ma soprattutto per acquisire dei frammenti di tessuto, attraverso piccole biopsie, che verranno analizzati dal patologo. L’iter può sembrare impegnativo, ma è solo con un corretto inquadramento che lo specialista può impostare una terapia idonea ed efficace. Sono tutti tasselli di un puzzle, se manca un pezzetto, la visione non sarà completa.

Una volta diagnosticata l’IBD, il medico discuterà la terapia più idonea con il proprietario. Ogni cane è diverso, ogni proprietario è diverso, e le terapie da utilizzare sono molteplici. Non da ultimo è importante la piena collaborazione del proprietario, che deve fidarsi e farsi aiutare dal medico nella gestione della terapia del proprio cane. In questo modo si otterranno il massimo dei risultati in termini di benessere del paziente nella gestione di una malattia che è cronica, e come tale deve essere trattata. Le terapie per l’IBD sono multimodali: è prevista una gestione dietetica e farmacologica. Nell’ultimo anno abbiamo inserito tra le terapie adiuvanti anche il trapianto fecale da donatori controllati. La metodica, totalmente non invasiva e priva di effetti collaterali, aiuta molto nel controllo della disbiosi (alterazione della flora batterica) associata alla malattia, con miglioramenti sostanziali della situazione clinica.

Dott.ssa Rossella Terragni


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La salute del cane come priorità dell’allevamento

La tutela e il perseguimento del suo costante miglioramento sono tra gli obiettivi cardine di ogni società specializzata, occorre però che diventino oggetto di studio e approfondimento non solo dei professionisti del settore, ma di tutti i proprietari di cani.

Molte lacune e false credenze popolano ancora il mondo relativo alla salute e alle buone pratiche veterinarie, continuando ad alimentare ahinoi incomprensioni tra gli attori del mondo cinofilo: allevatori, veterinari e proprietari che, stretti da due fuochi, sono spesse volte indecisi sul cosa fare con il proprio cane.
E se è vero che la conoscenza rende liberi, per essere dei buoni cinofili bisogna allora conoscere, continuare a studiare per agire con coscienza e per il bene dei nostri amati animali.

Da qui nasce la rubrica dedicata all’approfondimento dei maggiori temi in materia di salute, grazie al contributo di noti specialisti veterinari, alla portata di tutti.

La Redazione

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Cos’è l’obedience e chi può praticarla

Sono Anaela Tuzzi preparatrice e conduttrice di cani da utilità e difesa dal 1970 e giudice dal 1998. Ho seguito le orme di mio padre Renato, anche lui conduttore e giudice di prove di utilità e difesa. Ho cresciuto e preparato per le prove ufficiali 13 cani. Nelle prove di utilità e difesa mi ha sempre affascinato la fase dell’obbedienza e, proprio da questa passione, è nata la curiosità per la disciplina dell’obedience. Ho iniziato a praticarla nel 2001 con Jorge, un pastore tedesco che già gareggiava in IPO3. Dopo aver seguito corsi, stage dedicati e gare, sono riuscita a portare Jorge in classe due e in breve tempo ho anche superato l’esame per diventare giudice per l’obedience. Da allora mi sono impegnata a seguire da vicino lo sviluppo della disciplina con lo scopo di far conoscere e far praticare l’obedience ai proprietari di cani da pastore tedesco. I miei cani da competizione in Obedience sono stati Jorge, Aragorn e, in questo periodo, il giovane Ikar. Sono tutti pastori tedeschi perché si tratta della razza da me più amata.  Attualmente, oltre a preparare, condurre e giudicare, sono stata nominata dall’Enci selezionatrice della squadra nazionale italiana che, in giugno, parteciperà ai mondiali FCI in Spagna. Da anni mi sto impegnando anche con la SAS per formare un gruppo di appassionati disposti a preparare e condurre in competizioni di obedience i propri pastori tedeschi. Il mio sogno è quello di poter vedere un pastore tedesco nella squadra italiana di un prossimo campionato del mondo FCI.

COS’È L’OBEDIENCE
L’Obedience è una disciplina nata per valutare e potenziare le doti del cane con riferimento alle capacità sia di recepire l’addestramento sia di inserirsi nella vita sociale. Tra le diverse qualità del cane, esalta in particolare la docilità, intesa come desiderio di collaborare col conduttore.
L’Obedience ha, infatti, come fine quello di insegnare al cane un comportamento controllato e collaborativo attraverso una buona armonia cane-conduttore. L’esecuzione di una serie di esercizi molto rigorosi serve a sviluppare un’intesa tale da rendere il cane controllato e controllabile anche quando si trova distante dal conduttore.
Nell’Obedience concentrazione, precisione e prontezza del cane nello svolgimento di un esercizio sono valutate molto positivamente, mentre una reazione di sottomissione da parte del cane o un’esitazione del conduttore sono penalizzate. Per eccellere, un buon conduttore deve ottenere con l’addestramento una performance precisa, perfetta e dinamica, tenendo sempre alta la motivazione del proprio cane.
L’Obedience richiede tanta testa e poche braccia. La “testa” serve a capire profondamente il proprio cane e riuscire a costruire insieme un risultato altamente preciso, veloce e affidabile. Tutto questo è possibile solo se si lavora rispettando il cane: la qualità di lavoro è niente senza la qualità del rapporto.
 
CHI PUO’ PRATICARLA
L’Obedience è davvero uno sport per tutti: per potervi allenare non c’è bisogno di un grande campo, di attrezzature costose o della collaborazione di altre persone.
L’Obedience è una delle attività cinofilo-sportive meno costose in assoluto; per praticarla servono quattro coni, quattro coppette, tre riporti in legno e un ostacolo per il salto.
Volendo estremizzare, si potrebbe dire che non serve nemmeno un campo di allenamento: possono bastare i giardinetti urbani, un parcheggio, un campo aperto in campagna.
I cani di qualsiasi taglia e razza possono partecipare, compresi quelli senza pedigree. L’unico vincolo è che il cane deve aver superato i 12 mesi di età e ai conduttori non è richiesta nessuna particolare abilità fisica.
 
Anaela Tuzzi



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